Comune di Cavacurta

CENNI STORICI

Cavacurta deve il suo nome e la sua origine probabilmente ad una cavità del terreno che i Lodigiani scavarono per dare libero sfogo alle acque dell’Adda e del Lago Gerundo (oggi scomparso e prosciugato) verso il fiume Po.

Di Cavacurta si parla già nel 997, quando l’imperatore tedesco Ottone III dava in possesso ad un suo fedele luogotenente “Rogerio” le terre e i castelli del Lodigiano. Tra i beni è nominata Cavacurta.

Nel 1034 si nomina Cavacurta tra le proprietà dell’Arcivescovo milanese Ariberto d’Intimiano, che poi lascia questo territorio all’Ospedale S.Antonio di Milano.

Come altri centri situati lungo la sponda del fiume Adda, Cavacurta possedeva un castello fortificato, edificato a scopi militari. Venne abbattuto e ricostruito nel 1157, anno in cui i Milanesi, in guerra con Cremona, fortificarono Maleo e Cavacurta. Nel 1158 i Milanesi dopo aver distrutto Lodi e averne devastato il territorio, si portarono sulle coste di Cavacurta in attesa dell’attacco dei Lodigiani rifugiati a Pizzighettone. Ma, non verificandosi alcun effettivo attacco, i Milanesi si ritirarono e il 28 dicembre 1199 Cavacurta venne restituita ai Lodigiani a patto che ne venissero ditrutte le fortificazioni.

Oltre ad Ariberto d’Intimiano, furono proprietari di Cavacurta: il duca Galeazzo Maria Sforza che lo donò a Onofrio Bevilaqua, signore di Maccastorna, successivamente per mano di Luigi II, passò dal 1501 ai conti Trivulzio fino a quando, rimasti senza eredi, nel

1678 Carlo II, Re di Spagna, lo donò a Cosimo Castiglioni di Firenze, fregiandolo del titolo di Marchese. Il paese fu per tutti un punto importante per la sua posizione di confine tra i feudi.

Infatti, scoppiata la guerra per la successione di Spagna, il Principe Eugenio di Savoia, dopo aver preso Milano e Lodi, nella sua marcia su Pizzighettone, pervenne a Castiglione ove si fermò per mettere in fuga un corpo di truppe nemiche che, presidiando Cavacurta, tentava di opporsi alla sua marcia.

Espugnata Cavacurta, il Principe vi prese stanza presso il Convento per la sua posizione strategica, ma vedendo che l’assedio di Pizzighettone andava per le lunghe, ne lasciò il comando al cugino il Duca Vittorio Amedeo II di Savoia, per passare il Po e assediare Tortona ed Alessandria.

Nel 1456, a Cavacurta sorse un convento di frati dell’Ordine dei “Servi di Maria”, che fu poi soppresso il 25 giugno del 1798 nel periodo di occupazione francese per mano di Napoleone Bonaparte.

Dopo la soppressione dell’ordine, tutti i beni dei frati furono acquistati dai signori Archinti di Milano, mentre del antico castello non sono rimaste tracce.

Probabilmente esso sorgeva, data la evidente posizione strategica verso la campagna circostante, nel luogo in cui i frati Serviti edificarono il convento nella metà del ‘400 e ricostruirono l’attuale chiesa parrocchiale, che risale alla prima metà del XVII secolo.

Oltre ad aver ospitato nella seconda metà del 1400 il Beato Giovannangelo Porro, nobile milanese, il convento di Cavacurta fu asilo di Ottavio Vignati, distinto archeologo e giureconsulto, che scrisse anche un’opera sui marmi antichi.

[Notizie tratte dal Dizionario Storico Geografico del Lodigiano , di Giovanni Agnelli, 1886]